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Acqua e architettura

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Ottimizzazione e innovazione: reinventare la zona lavanderia

La trasformazione degli ambienti domestici, soprattutto negli ultimi anni, porta con sé la necessità di ottimizzare anche il singolo centimetro senza rinunciare, però, alla funzionalità di ogni area della casa. Non fa certo eccezione, in questo senso, la zona lavanderia, che pur assumendo in sé notevole importanza corre il rischio di essere sacrificata, in termini di spazio, quando le metrature dell’abitazione sono contenute. In case compatte e in appartamenti moderni la gestione della zona lavanderia richiede dunque soluzioni ottimali, capaci di coniugare estetica e funzionalità: in questo articolo vedremo assieme diverse soluzioni per trasformare questo spazio in una vera e propria area operativa, sfruttando anche soluzioni verticali ed elementi modulari che si adattano alle diverse esigenze quotidiane.

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Giardini d’inverno: la natura che diventa architettura

Nel panorama dell’abitare contemporaneo, i giardini d’inverno si impongono come una delle soluzioni più ricercate e sensoriali, veri spazi ibridi che annullano i confini tra interno ed esterno trasformando la vegetazione in una componente architettonica viva e funzionale, capace di migliorare la qualità dell’ambiente domestico, ampliare la percezione dello spazio e riportare un frammento di natura nel cuore della casa.
Come accade per i tetti verdi, anche questi ambienti non sono elementi puramente estetici, ma ecosistemi integrati che contribuiscono a creare comfort climatico, benessere psicologico, regolazione dell’umidità, isolamento termoacustico e un aumento tangibile della biodiversità. Il giardino d’inverno si comporta come una veranda evoluta e intelligente: filtra il clima esterno, dilata visivamente gli ambienti abitativi e introduce piante vive anche in contesti urbani densamente costruiti, generando un rapporto più equilibrato tra architettura e natura. Nel contesto ticinese — caratterizzato da una forte densità edilizia ma anche da un ricco patrimonio paesaggistico — questi spazi diventano un’opportunità concreta per restituire qualità verde anche alle abitazioni compatte o oggetto di ristrutturazione, creando un collegamento continuo tra la casa e il paesaggio circostante.

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Centro Nazionale per le Arti dello spettacolo di Pechino (foto deltaZERO).

ACQUA E ARCHITETTURA

UN SODALIZIO ANTICO CHE PERDURA NEL TEMPO

L’acqua è sorgente di vita ed energia, è il primo e più diffuso elemento sulla Terra, la risorsa preziosa e indispensabile per l’esistenza dell’uomo e di ogni essere vivente; sin dai tempi antichi la mitologia, le religioni e i sistemi fi losofi ci ne hanno riconosciuta l’importanza essenziale, ponendola al centro di riti e di teorie sull’origine del mondo.


di Maria Mazza

architetto

Fin dall’antichità, a seconda delle aree culturali e declinata in modi diversi, l’acqua affascina l’uomo e diviene protagonista indiscussa di molti edifici sacri, dimore signorili e palazzi. Nelle culture orientali sembra permanere tuttora l’accezione più propriamente sacrale e simbolica dell’acqua, come per esempio in Giappone, un’isola circondata dal mare: i giapponesi hanno dovuto imparare a convivere da sempre con questo elemento naturale e da questo potrebbe derivare lo stretto legame delle pratiche religiose e rituali con l’acqua. La storia, la religione e la filosofi a giapponesi attribuiscono infatti all’acqua una forte carica simbolica. Il pensiero corre quindi alle realizzazioni dell’architetto giapponese Tadao Ando. Molte delle sue opere sono espressione dell’intenso legame con l’elemento acqua, come ad esempio il progetto della sala principale del tempio buddhista di Honpukuji sull’isola di Awaji in Giappone, uno dei luoghi più sacri del Paese. Attraverso il complesso del tempio originario, il visitatore raggiunge un sentiero in ghiaia bianca delimitato da due alte pareti in cemento; il percorso conduce a un grande bacino d’acqua di forma ellittica, solcato da una scalinata in cemento che porta alla sala del tempio, situata sotto lo specchio d’acqua stesso. Il tutto è una sorta di cammino spirituale visto con una prospettiva differente, che pur riesce a coinvolgere l’anima e lo spirito indipendentemente dal proprio credo religioso. In Francia, vicino a Aix an Provence, un’altra realizzazione di Tadao Ando ci parla del poetico dialogo che può nascere tra l’acqua e l’architettura. Si tratta del centro di accoglienza della tenuta Château la Coste, un volume in vetro, acciaio e cemento che sembra nascere dallo specchio d’acqua che lo circonda e che fa da cornice alle opere d’arte di Bourgeois, Calder e Hiroshi Sugimoto.

Centro di accoglienza Chateu la Coste struttura architettonica a vetrate su una superficie d'acqua

Centro d’accoglienza Château la Coste (foto deltaZERO)..

Nella cultura cinese l’acqua è sorgente di vita: non a caso l’antica arte cinese che disciplina l’organizzazione degli spazi at- torno a noi, in armonia con le energie positive naturali, si chiama feng shui, che significa letteralmente “vento acqua”. In Cina, dove sono diversi gli edifici immersi in grandi laghi artificiali, è notevole il Centro Nazionale per le Arti dello spettacolo di Pechino, progettato dall’architetto Paul Andreu e completato nel 2007: un enorme complesso di più di 200’000 m2 rivestito da lamine di titanio e vetro emerge da un grande lago artificiale come fosse un’immensa testuggine marina. Anche grandi architetti europei si sono avvicinati a questa sorta di nuovo modello progettuale per certi versi antico. Nel 2011 è stato inaugurato nel quartiere di Port Marianne a Montpellier l’Hotel de Ville, il municipio, progettato dall’archi- tetto Jean Nouvel con François Fontès. Alcuni residenti di Montpellier lo paragonano alla Morte Nera di Star Wars, altri si sono innamorati di questa gigantesca “casa del popolo”. Il complesso ha una superficie di 27’000 m2 e ospita 500 uffici comunali. L’edificio consiste in un grande parallelepipedo alto 40 metri, con una superficie in pianta di 4’500 m2 che sorge a caval- lo di uno specchio d’acqua rivolto verso il fiume. Jean Nouvel ha voluto che fosse trasparente e quindi interamente vetrato: una struttura che rimanda simbolicamente alla trasparenza nel governo da un lato, ma permette anche di ammirare l’edificio stesso nel suo complesso e il paesaggio circostante.

struttura in vetro e cemento con al centro una vasca piscina di acqua

Hotel de Ville, Montpellier (foto deltaZERO)

Il volume infatti è caratterizzato verticalmente da patii e orizzontalmente da vuoti che consentono di vedere lo specchio d’acqua, il parco e il fiume sottostanti. L’immagine degli edifici che emergono dalle acque sembra in realtà essere destinata a far parte del nostro prossimo futuro per diverse ragioni. La forte espansione urbana, a cui stiamo assistendo negli ultimi decenni, ci costringerà a considerare anche le superfici marine come “terreno” di espansione. A questo si aggiunge l’ipotesi ventilata dagli scienziati riguardo alla possibilità di un futuro innalzamento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici. Tale preoccupazione ha portato alla formulazione di numerose proposte che facciano fronte al grave problema, come per esempio la costruzione di immense dighe o, per l’appunto, la realizzazione di intere città galleggianti. “Rubare” terreno al mare non è certo una novità: Venezia e l’Olanda ne sono un esempio, ma anche nel Giappone del dopoguerra era stato affrontato questo tema.

Dubai marina (foto Ole Bendik Kvisberg)

Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, in Giappone si ebbe un periodo di rapida crescita economica ed espansione, fenomeno che generò nelle metropoli il problema della carenza di terreno per l’edificazione, in particolare nella principale metropoli del paese, Tokio. Per far fronte a tale necessità l’architetto e urbanista Kenzo Tange concepì un progetto di espansione urbana sulla baia della città ipotizzando la realizzazione di una vera e propria città galleggiante. Il progetto Tokyo Bay ven- ne pubblicato per la prima volta nel 1960 e prevedeva di creare infrastrutture galleggianti per 5 milioni in più di abitanti. In tempi recenti a Dubai e Abu Dhabi lo sviluppo urbanistico e la grande disponibilità di capitali hanno portato alla creazione di giganteschi resort che si sviluppano sulle acque del mare. L’esempio principe di questo fenomeno sono le Palm Islands, lingue di terra create dal nulla nel Golfo Arabico su cui sono nati resort e alloggi di lusso. Viste dall’alto nel complesso appaiono come alberi di palma. Si tratta dunque piuttosto di “capricci” immobiliari, che di concetto urbanistico hanno ben poco. Le città galleggianti, pensate come risposta alle problematiche che scienziati e analisti prospettano per il futuro, sono concepite come vere e proprie città totalmente distaccate dalla terraferma e perlopiù autosufficienti a livello energetico. Forse, per quanto la prospettiva appaia verosimile e imminente, questo passaggio necessita ancora di qualche decennio per affermarsi su scala globale, d’altro canto la sfida è stata già accolta da alcuni stati oltre oceano. Nelle Maldive ad esempio si sta realizzando la Maldives Floating City che prevede un complesso di 5’000 unità abitative galleggianti, o come la Oceanix Busan in Corea del Sud che sarà ultimata nel 2025 e che vedrà la creazione di piattaforme e strutture abitative galleggianti per 100’000 abitanti. Il futuro del nostro pianeta sarà dunque sempre più legato all’elemento blu in tutti i sensi.

L’ACQUA AFFASCINA L’UOMO DALL’ANTICHITÀ E DIVIENE PROTAGONISTA INDISCUSSA DI MOLTI EDIFICI SACRI, DIMORE SIGNORILI E PALAZZI

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