Interior design, architettura e moda nel nuovo racconto del progetto contemporaneo.
Gstaad: esclusiva presentazione collezione Fall/Winter GUESS in uno dei contesti alpini più iconici d’Europa.
a cura di Viviana Pecora, architetta
Nel progetto contemporaneo le discipline non si osservano più a distanza. Interior design, architettura e fashion design si incontrano, si contaminano, si riscrivono a vicenda. Non si tratta di una semplice influenza estetica, ma di un dialogo culturale profondo, in cui lo spazio diventa linguaggio e la moda si fa architettura temporanea. Oggi il progetto non è più confinato a un oggetto o a una funzione: è esperienza, racconto, identità. In questo scenario, la moda ha assunto un ruolo centrale nel ridefinire il modo in cui gli spazi vengono pensati, vissuti e comunicati, contribuendo a costruire una nuova cultura del progetto, trasversale e consapevole.
Dall’abito allo spazio: un linguaggio condivisoInterior design e fashion design condividono una stessa sensibilità progettuale. Entrambi lavorano sulla “pelle”: quella del corpo e quella degli ambienti. Entrambi interpretano gesti, movimenti, abitudini. Un abito e uno spazio ben progettati rispondono alla stessa esigenza: accompagnare, non imporre.
Nel progetto d’interni contemporaneo la moda non è più soltanto una fonte di ispirazione visiva, ma una struttura concettuale. Gli spazi vengono pensati come abiti da indossare: stratificati, materici, capaci di mutare con la luce e con il tempo. Palette cromatiche, texture, volumi e pieni e vuoti dialogano come in una collezione, seguendo logiche narrative più che decorative.
Allo stesso modo, la moda ha smesso da tempo di essere bidimensionale. Le collezioni non si limitano più alla passerella: occupano lo spazio, lo trasformano, lo utilizzano come parte integrante del messaggio.
La sfilata come progetto architettonico
Negli ultimi anni le sfilate sono diventate veri e propri dispositivi architettonici. La scelta del luogo non è mai neutra: è parte del racconto, amplifica il significato della collezione, ne orienta la lettura. Quest’anno GUESS ha svelato una nuova, potente espressione della sua brand identity con un’esclusiva sfilata ad alta quota a Gstaad, in Svizzera. allestita sullo sfondo di scultorei igloo di neve, diventando così il primo marchio di moda a presentare la sua collezione in un contesto alpino così unico. Incorniciato da cime innevate e paesaggi incontaminati, lo spettacolo si è svolto in un dialogo armonioso con l’ambiente circostante, durante l’ora d’oro, quando la luce naturale raggiungeva la sua massima intensità. Altitudine, ghiaccio, luce e paesaggio sono diventati elementi integranti della narrazione. Strutture trasparenti e cristalline evocavano minerali e formazioni di quarzo che emergevano dalla neve, mentre superfici riflettenti amplificavano le sfumature della luce dell’ora d’oro, esaltando il movimento e aggiungendo profondità e ritmo. L’illuminazione a LED rossa e gli accenti GUESS hanno rafforzato con eleganza l’identità del marchio, integrandosi perfettamente nell’ambiente candido e valorizzando l’identità del marchio, senza pregiudicare la bellezza del contesto naturale. Le modelle sono apparse attraverso una scultura di cristallo fatta di ghiaccio e neve, muovendosi lungo una passerella innevata immersa nel paesaggio alpino. Prada ha portato le sue collezioni all’interno di spazi industriali rigenerati, come il deposito della Fondazione Prada a Milano, dove l’architettura grezza dialoga con una moda intellettuale ed essenziale. Qui lo spazio entra in tensione con i corpi, ne condiziona il movimento, ne rafforza il messaggio. Chanel continua a trasformare il Grand Palais di Parigi in architetture effimere: biblioteche monumentali, aeroporti, spiagge artificiali. Ogni sfilata diventa una città temporanea, un interno urbano che dura il tempo di una collezione ma resta impresso nell’immaginario collettivo.
Sfilata GUESS a Gstaad: igloo di neve allestito con accessori coordinati al contesto.
PH. Matteo Scazzosi
Negli ultimi show di Louis Vuitton, l’architettura assume un ruolo ancora più dichiarato: passerelle-scultura, musei e spazi culturali iconici diventano parte integrante del progetto creativo. Il confine tra evento di moda e installazione architettonica si dissolve completamente. Accanto a questi esempi, Jacquemus rappresenta uno dei casi più emblematici del rapporto contemporaneo tra moda, paesaggio e architettura. Le sue sfilate all’aperto — dai campi di lavanda in Provenza ai sali minerali della Camargue — trasformano il territorio in progetto. Qui lo spazio non viene costruito, ma scelto, letto, rispettato: il paesaggio diventa struttura narrativa, geometria pura, linea guida per la collezione.
Architettura come manifesto culturale
La scelta di un luogo architettonico non risponde più soltanto a logiche scenografiche. È una presa di posizione culturale. Sfilare in un edificio storico, in uno spazio industriale dismesso o in un paesaggio naturale significa dichiarare un sistema di valori. La moda utilizza l’architettura per parlare di tempo, memoria, sostenibilità e rigenerazione. Allo stesso modo, l’architettura trova nella moda un alleato potente per raccontarsi a un pubblico più ampio e trasversale, meno specialistico ma più emotivamente coinvolto. In questo dialogo, l’architettura non è più un contenitore neutro, ma un attore attivo. Condiziona il ritmo della sfilata, la percezione dei volumi, il modo in cui i capi vengono letti. Lo spazio diventa parte integrante del progetto, esattamente come un tessuto o una cucitura.
Interni come abiti, abiti come spazi
Questa contaminazione si riflette anche nell’interior design contemporaneo. Sempre più spesso gli interni vengono progettati con una logica fashion-driven: stagionalità, collezioni o, capsule, attenzione maniacale al dettaglio. Le superfici si comportano come tessuti, i materiali evocano sensazioni tattili ed emotive, quasi epidermiche. Il su misura torna centrale. Così come nella moda di ricerca, anche negli interni si abbandona la standardizzazione per tornare a un progetto sartoriale, costruito attorno alla persona. Lo spazio diventa una seconda pelle, capace di rappresentare chi lo abita senza bisogno di dichiarazioni esplicite.
Il progetto come luogo di dialogo
In questo scenario, il dialogo tra interior design e fashion non è più una semplice contaminazione formale, ma diventa parte integrante della cultura del progetto contemporaneo. Due discipline storicamente distinte si incontrano su un terreno comune fatto di ascolto, identità e consapevolezza. Progettare uno spazio o disegnare un abito significa oggi rispondere alle stesse domande: come vogliamo abitare il mondo, quali valori vogliamo rendere visibili, che relazione instauriamo tra corpo, materia e contesto. Interior design e fashion condividono un approccio sempre più narrativo e umano, in cui il progetto non è fine a sé stesso ma strumento di relazione. Lo spazio non è più solo contenitore e l’abito non è più solo oggetto: entrambi diventano linguaggi capaci di esprimere visioni, di costruire appartenenza, di generare esperienze autentiche. È in questo dialogo continuo, fluido e consapevole che si sta ridefinendo la cultura del progetto contemporaneo. Una cultura che supera le categorie tradizionali mette in relazione scale e discipline diverse e restituisce centralità alla persona. Perché oggi, più che mai, progettare significa creare connessioni. E quando interior design e fashion dialogano davvero, il progetto smette di essere forma e diventa senso.
@Riproduzione riservata