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L’architettura in cemento armato

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Ottimizzazione e innovazione: reinventare la zona lavanderia

La trasformazione degli ambienti domestici, soprattutto negli ultimi anni, porta con sé la necessità di ottimizzare anche il singolo centimetro senza rinunciare, però, alla funzionalità di ogni area della casa. Non fa certo eccezione, in questo senso, la zona lavanderia, che pur assumendo in sé notevole importanza corre il rischio di essere sacrificata, in termini di spazio, quando le metrature dell’abitazione sono contenute. In case compatte e in appartamenti moderni la gestione della zona lavanderia richiede dunque soluzioni ottimali, capaci di coniugare estetica e funzionalità: in questo articolo vedremo assieme diverse soluzioni per trasformare questo spazio in una vera e propria area operativa, sfruttando anche soluzioni verticali ed elementi modulari che si adattano alle diverse esigenze quotidiane.

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Giardini d’inverno: la natura che diventa architettura

Nel panorama dell’abitare contemporaneo, i giardini d’inverno si impongono come una delle soluzioni più ricercate e sensoriali, veri spazi ibridi che annullano i confini tra interno ed esterno trasformando la vegetazione in una componente architettonica viva e funzionale, capace di migliorare la qualità dell’ambiente domestico, ampliare la percezione dello spazio e riportare un frammento di natura nel cuore della casa.
Come accade per i tetti verdi, anche questi ambienti non sono elementi puramente estetici, ma ecosistemi integrati che contribuiscono a creare comfort climatico, benessere psicologico, regolazione dell’umidità, isolamento termoacustico e un aumento tangibile della biodiversità. Il giardino d’inverno si comporta come una veranda evoluta e intelligente: filtra il clima esterno, dilata visivamente gli ambienti abitativi e introduce piante vive anche in contesti urbani densamente costruiti, generando un rapporto più equilibrato tra architettura e natura. Nel contesto ticinese — caratterizzato da una forte densità edilizia ma anche da un ricco patrimonio paesaggistico — questi spazi diventano un’opportunità concreta per restituire qualità verde anche alle abitazioni compatte o oggetto di ristrutturazione, creando un collegamento continuo tra la casa e il paesaggio circostante.

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di Maria Mazza

Architetto

L’ARCHITETTURA IN CEMENTO ARMATO

UN FASCINO SENZA TEMPO

Il Landesmuseum di Zurigo illustra la storia della Confederazione attraverso una moltitudine di oggetti, strumenti e manufatti artistici; è il museo culturale più visitato di tutta la Svizzera.
La nuova ala dell’edificio, un grande volume sfaccettato, un poliedro in cemento armato, sembra proprio voler divenire l’emblema del materiale costruttivo più usato nel nostro Paese.

La Svizzera infatti rappresenta uno dei principali utilizzatori di cemento armato al mondo: secondo dati recenti, si è calcolato infatti che nel nostro paese viene gettata più di mezza tonnellata di cemento per persona ogni giorno.

Parlare di costruzioni e strutture in cemento armato in Svizzera significa dunque aprire un capitolo infinitamente ampio e, riferendosi all’area della Svizzera italiana, il pensiero corre a una famosa “querelle” che non si è ancora affievolita del tutto. Permane un certo dissapore tra coloro che sostengono l’estetica dell’architettura del cemento armato a vista e chi invece parla ancora di cementificazione del paesaggio urbano. D’altro canto, ormai i toni riguardo a questo tema sono molto più pacati, anche perché abbiamo ben altri problemi cui far fronte, ma in passato la polemica era veramente accesa: negli anni Ottanta, addirittura, gli anni del grande sviluppo immobiliare in particolare nella nostra regione, i movimenti giovanili erano scesi in piazza per protestare chiedendo un abbandono definitivo del materiale. Sui loro volantini si leggeva: «peccato che il cemento non bruci!». (“Cemento, una storia di odio e amore”; David Eugster e Ester Unterfinger,swissinfo.ch,05.02.2022).

Una delle ragioni principali per il successo del cemento armato in Svizzera è senz’altro dovuto alla sua idoneità alla realizzazione delle grandi opere infrastrutturali come le dighe, i ponti e le gallerie. Inoltre la Svizzera, pur essendo povera di risorse minerarie, è ricca di calcare, ghiaia e pietrisco, materiali fondamentali per la realizzazione del calcestruzzo.

Ma quali sono le proprietà del cemento armato che ne hanno decretato il successo?
Innanzitutto sono importanti le sue pro
prietà fisiche e strutturali: il cemento armato, costituito da calcestruzzo rinforzato strutturalmente da tondini in acciaio, ha la caratteristica di resistere alla compressione, grazie alle proprietà intrinseche del calcestruzzo, e alla trazione, grazie alla presenza dell’acciaio. Il binomio calcestruzzo-acciaio costituisce dunque un materiale estremamente stabile e in grado di sopportare numerose sollecitazioni. Proprio per questa ragione il calcestruzzo viene utilizzato per le parti strutturali degli edifici, per le grandi infrastrutture ed è noto anche per le sue proprietà antisismiche dovute alla sua capacità di assorbimento delle scosse telluriche.

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    Il Palazzo dei congressi a Brasilia di Oscar Niemeyer (foto deltaZERO).

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    Particolare dell’apparato decorativo in cemento della facciata del nuovo Museo d’Arte dei Grigioni a Coira (Progetto Barozzi/Veiga).

Altre importanti caratteristiche del cemento armato che portarono a incrementarne l’utilizzo furono innanzitutto quella di permettere la creazione delle forme e dei volumi più svariati; inoltre il cemento armato è idoneo alla prefabbricazione e permette di ridurre i costi di costruzione rispetto ai materiali tradizionali. Le Corbusier fu il primo grande e vero estimatore alle nostre latitudini dell’uso del cemento armato nell’architettura, un materiale che era stato brevettato da Joseph Monier già nel 1870, ma che iniziò a essere utilizzato più estesamente soprattutto a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, divenendo simbolo stesso della modernità. Il cemento armato nasceva dalla necessità di dover aumentare la resistenza agli sforzi di trazione del calcestruzzo, che ha già di suo un’ottima resistenza alla compressione.

Così dichiarò Le Corbusier in merito al cemento all’inaugurazione dell’Unité d’Habitation di Marsiglia nel 1952: «Fatto per gli uomini, fatto a misura d’uomo, con la robustezza delle tecniche moderne, che mostrano il nuovo splendore del cemento grezzo, per mettere le strabilianti risorse di quest’epoca al servizio della casa». In questo modo Le Corbusier spiegava come il cemento armato avrebbe cambiato l’architettura moderna.

In effetti così sarebbe accaduto di lì a poco e la predilezione per il cemento armato da parte degli architetti andò via via radicandosi. E si andò radicando proprio quel concetto di beton brut, in italiano “cemento grezzo”, e quindi di cemento a vista, che ha riscosso e riscuote tuttora un grande successo.

In quegli anni anche in Svizzera si ebbe un periodo di rinnovamento nel mondo dell’architettura, soprattutto nella nostra regione, dove l’estetica del beton brut trovò importanti estimatori presso quella generazione di grandi architetti che fu in grado di incarnare un momento fondativo per l’architettura ticinese (Carloni, Galfetti, Snozzi, Vacchini, Ruchat ecc.)

A livello internazionale furono gli anni dei grandi interventi e delle sfide urbanistiche come Brasilia o Chandigar, città create dal nulla, dove la monumentalità e le dimensioni dei volumi e degli aggetti degli edifici che rappresentavano il potere non potevano che essere realizzati in cemento armato.

Da allora il beton brut non ha mai smesso di affascinare nel nostro paese così come a livello internazionale. D’altro canto la versatilità del cemento e le infinite possibilità che offre a livello di design volumetrico permettono di creare volumi plastici e scultorei che si avvicinano quasi più all’arte che all’architettura. Per l’architettura le sfide sono cambiate, non sono più gli anni del dopoguerra dove era necessario ricostruire o costruire ex novo, in breve tempo e a costi contenuti: oggi ci sono nuove sfide, in particolare quelle legate al risparmio energetico e all’inquinamento.

Le problematiche attuali hanno portato negli ultimi anni a sperimentazioni e ricerche sempre più estese in merito ai materiali, anche quelli considerati ormai “tradizionali” come il cemento; per esempio si usa ormai da tempo il cemento riciclato.

Nei prossimi decenni la quantità di calcestruzzo da riciclare a seguito della demolizione di edifici dovuta al normale rinnovamento e alla trasformazione del tessuto urbano sarà enorme: speriamo che il mercato possa approfittare di questa opportunità.

© Riproduzione riservata

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La Maison des Arts de Combat a Aix-en-Provence; la facciata in cemento rimanda alla maschera da Kendo (progetto Christophe Gulizzi, foto deltaZERO).


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