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Il mondo delle automobili e l’architettura

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Ottimizzazione e innovazione: reinventare la zona lavanderia

La trasformazione degli ambienti domestici, soprattutto negli ultimi anni, porta con sé la necessità di ottimizzare anche il singolo centimetro senza rinunciare, però, alla funzionalità di ogni area della casa. Non fa certo eccezione, in questo senso, la zona lavanderia, che pur assumendo in sé notevole importanza corre il rischio di essere sacrificata, in termini di spazio, quando le metrature dell’abitazione sono contenute. In case compatte e in appartamenti moderni la gestione della zona lavanderia richiede dunque soluzioni ottimali, capaci di coniugare estetica e funzionalità: in questo articolo vedremo assieme diverse soluzioni per trasformare questo spazio in una vera e propria area operativa, sfruttando anche soluzioni verticali ed elementi modulari che si adattano alle diverse esigenze quotidiane.

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Giardini d’inverno: la natura che diventa architettura

Nel panorama dell’abitare contemporaneo, i giardini d’inverno si impongono come una delle soluzioni più ricercate e sensoriali, veri spazi ibridi che annullano i confini tra interno ed esterno trasformando la vegetazione in una componente architettonica viva e funzionale, capace di migliorare la qualità dell’ambiente domestico, ampliare la percezione dello spazio e riportare un frammento di natura nel cuore della casa.
Come accade per i tetti verdi, anche questi ambienti non sono elementi puramente estetici, ma ecosistemi integrati che contribuiscono a creare comfort climatico, benessere psicologico, regolazione dell’umidità, isolamento termoacustico e un aumento tangibile della biodiversità. Il giardino d’inverno si comporta come una veranda evoluta e intelligente: filtra il clima esterno, dilata visivamente gli ambienti abitativi e introduce piante vive anche in contesti urbani densamente costruiti, generando un rapporto più equilibrato tra architettura e natura. Nel contesto ticinese — caratterizzato da una forte densità edilizia ma anche da un ricco patrimonio paesaggistico — questi spazi diventano un’opportunità concreta per restituire qualità verde anche alle abitazioni compatte o oggetto di ristrutturazione, creando un collegamento continuo tra la casa e il paesaggio circostante.

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Museo Ferrari a Maranello. (Foto Jay Sobel)

di Maria Mazza

Architetto

IL MONDO DELLE AUTOMOBILI E L’ARCHITETTURA

UN DIALOGO CONTINUO CHE EVOLVE NEL TEMPO

Accostando il mondo delle automobili e quello dell’architettura, come non pensare al grande architetto Le Corbusier e al suo concetto di casa come “machine à habiter”, una macchina per abitare? Era il 1923 quando nel suo “Vers une architecture” Le Corbusier lanciava questo slogan.

Siamo negli anni Venti, in quell’epoca esplodeva il mercato delle automobili, della meccanica e della produzione industriale. Così come l’automobile era stata concepita come una “macchina per spostarsi e viaggiare”, la casa doveva essere concepita come una “macchina per abitare”: uno strumento per realizza- re spazi di qualità per la vita di chi la abita e quindi funzionale alle sue esigenze. L’industria automobilistica da allora è uno dei settori più importanti per quel che riguarda ricerca e innovazione ed è sempre in evoluzione.

Nell’edilizia, al contrario tutto procede a rilento e la tendenza è ancora quella di costruire in modo tradizionale. Negli ultimi anni le case è vero, diventano via via più tecnologiche, più “macchine” e vengono dotate di numerosi impianti come quelli domotici, per la produzione di energia, la climatizzazione, il comfort, e non ultimi impianti audiovideo avveniristici. D’altro canto, a fronte di tutta questa tecnologia, l’edificio, la casa, rimane una costruzione tradizionale. Due dei principi fondamentali della progettazione: il principio della coerenza e quello relativo al concetto “form follows function”, la forma segue la funzione, vengono spesso disattesi.

L’Unité d’Habitation a Marsiglia, di Le Corbusier; pensato come una “macchina per abitare”, il complesso comprende 337 appartamenti e diversi servizi come asili nido, negozi e ristoranti. (Foto Ken Ohyama 2016)

Se pensiamo invece al design dell’automobile e in particolare ad alcune delle automobili diventate ormai iconiche non si può che notare come le forme siano generate dalla loro funzione (movimento è velocità): la Porsche 911 è una delle automobili più longeva e di maggior successo che sia mai esistita. A livello di design l’idea base anni ’60 si può ridurre letteralmente a due linee, l’una a livello della cintura, l’altra in corrispondenza del tetto, entrambe con un brusco risvolto verso il basso in corrispondenza del gruppo fari e del parabrezza.

Gli esteti guardano ancora con nostalgia all’eleganza ineguagliata del modello originale anni ’60. Le linee sinuose dell’automobile evocano il vento che ne lambisce i fianchi. Recentemente intervistato, il CEO di Porsche, Oliver Blume, conferma come la strategia di Porsche dei prossimi anni punterà più che mai sull’innovazione e “le parole chiave sono: elettrificazione, digitalizzazione, connettività”. A fronte di un futuro incerto per il motore a scoppio e i cambiamenti nel settore della mobilità, Oliver Blume afferma: “Noi vogliamo essere il produttore di vetture sportive di maggior successo al mondo anche nei prossimi due o tre decenni” (Christophorus Magazine, numero 377).

Nel 2021 Porsche presenta la Mission R, un’auto da corsa GT totalmente elettrica e dimostra quindi come in futuro potrebbero essere gli sport motoristici dei propri clienti. Nei prossimi dieci anni la casa automobilistica investirà infatti più di un miliardo di euro nella decarbonizzazione. 

La Porsche 911. A livello di design l’idea base anni ’60 si può ridurre letteralmente a due linee, l’una a livello della cintura, l’altra in corrispondenza del tetto, entrambe con un brusco risvolto verso il basso in corrispondenza del gruppo fari e del parabrezza

Le aziende automobilistiche dunque sono sempre state all’avanguardia in merito a innovazione tecnologica ed estetica come pure, più prosaicamente, nel marketing.

Spesso le nuove teNdenze prendono ispirazione proprio dal mondo automobilistico e infatti gli esempi riguardanti la corporate architecture provengono in particolare da questo settore industriale; pensiamo per esempio alla torre 4-Zylinder sede degli uffici della casa automobilistica BMW a Monaco di Baviera; inaugurata nel 1973, la torre è uno degli edifici più conosciuti in Germania.

Nessun altro edificio è altrettanto legato nell’immaginario collettivo tedesco all’industria dell’automobile stessa. Il nome “4-cilindri” chiarisce immediatamente il perchè della sua conformazione volumetrica stabilendo un richiamo diretto al motore dell’automobile.

L’idea progettuale esprime magistralmente il legame dell’edificio con l’attività che lo ha generato, lo ha finanziato e ne fa uso. 

La Torre BMW a Monaco. (Foto Joepyrek)

Ma le case automobilistiche sono andate oltre alla corporate architecture arrivando alla realizzazione dei sempre più diffusi “corporate museums”. Il museo aziendale non solo consente una maggiore affermazione del marchio, ma eleva il prodotto aziendale ad oggetto da collezione e quindi di valore e nello stesso tempo conferisce una valenza storica e quasi aulica al marchio stesso. A Modena il Museo Enzo Ferrari, progettato da Future Systems e Shiro Studio, ci racconta, attraverso le sale espositive, la vita personale del fondatore dell’azienda, ma soprattutto celebra la storia del marchio Ferrari.

Il museo è costituito da due corpi di fabbrica, uno dei quali è l’edificio storico dove il padre di Enzo Ferrari iniziò la sua attività in campo meccanico e dove Enzo concepì le prime automobili. Allo stabile storico si accosta, quasi avvolgendolo un corpo di fabbrica dall’estetica contemporanea e molto evocativa: la copertura gialla, divenuta ormai un punto di riferimento nel paesaggio modenese, richiama fortemente nelle forme l’immagine del cofano di un’automobile. Abbiamo parlato delle interrelazione tra il mondo delle automobili e quello dell’architettura e gli architetti?

L’industria automobilistica certo, attrae anche loro e fin dai primi anni di nascita e sviluppo di questo settore, sono diversi gli architetti che si sono cimentati nella confezione e progettazione di nuove automobili, primo tra tutti Le Corbusier che nel 1936 presenta la sua Voiture Minimum, ma anche Buckmister Fuller a cui si deve il prototipo di auto- mobile Dymaxion car, e ancora Giò Ponti con la sua Linea Diamante.

Agli inizi degli anni 2000, Advanced De- sign Center del Gruppo FIAT collabora proficuamente con architetti di fama internazionale come Michele De Lucchi, Mario Bellini e Jean Nouvel. Dunque il mondo delle automobili e quello dell’architettura viaggiano vicini e spesso interagiscono; contiamo sul fatto che in un prossimo futuro innovazione, coerenza e ricerca diventino punti fo- cali anche nel settore delle costruzioni e dell’urbanistica ad esso inevitabilmente correlato.

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