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L’architettura in cemento armato

Altri articoli

Oro blu

Senz’acqua non si edifica nulla.
Proviamo ad immaginare cosa si potrebbe costruire senza l’acqua: NULLA. Nessun mattone, nessun calcestruzzo, nessun legante, nessun materiale organico o sintetico. Nemmeno le capanne dell’uomo primitivo sarebbero state costruite senza l’acqua. Nemmeno gli Egizi avrebbero potuto trasportare le enormi pietre da costruzione senza l’ausilio dell’acqua. Oltre ad essere un mezzo di lavorazione, l’acqua è presente in diverse forme nei materiali, cristallizzata nelle molecole oppure in forma liquida o di vapore.

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La primavera delle superfici

Con l’arrivo della primavera cresce spontaneamente la voglia di rinnovare gli spazi, portare più luce negli ambienti e restituire alle pareti un aspetto fresco e ordinato. Nella pratica quotidiana di cantiere si vede chiaramente come un intervento ben studiato sulle superfici possa trasformare un locale, non solo dal punto di vista estetico ma anche in termini di comfort e qualità dell’abitare.
Una delle prime scelte fondamentali riguarda le finiture lavabili di qualità. Il termine “lavabile” viene spesso usato in modo generico, ma esistono differenze sostanziali tra i prodotti: contano la resistenza all’abrasione umida, la copertura, la finezza del film e la capacità di mantenere un aspetto uniforme nel tempo. Se il ciclo è corretto, la parete può essere pulita senza lucidarsi o macchiarsi, caratteristica essenziale in zone di passaggio, cucine, scale o ambienti vissuti quotidianamente. Prodotti con buona copertura permettono inoltre di ridurre il numero di mani e ottenere superfici più omogenee già in fase di applicazione.

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di Maria Mazza

Architetto

L’ARCHITETTURA IN CEMENTO ARMATO

UN FASCINO SENZA TEMPO

Il Landesmuseum di Zurigo illustra la storia della Confederazione attraverso una moltitudine di oggetti, strumenti e manufatti artistici; è il museo culturale più visitato di tutta la Svizzera.
La nuova ala dell’edificio, un grande volume sfaccettato, un poliedro in cemento armato, sembra proprio voler divenire l’emblema del materiale costruttivo più usato nel nostro Paese.

La Svizzera infatti rappresenta uno dei principali utilizzatori di cemento armato al mondo: secondo dati recenti, si è calcolato infatti che nel nostro paese viene gettata più di mezza tonnellata di cemento per persona ogni giorno.

Parlare di costruzioni e strutture in cemento armato in Svizzera significa dunque aprire un capitolo infinitamente ampio e, riferendosi all’area della Svizzera italiana, il pensiero corre a una famosa “querelle” che non si è ancora affievolita del tutto. Permane un certo dissapore tra coloro che sostengono l’estetica dell’architettura del cemento armato a vista e chi invece parla ancora di cementificazione del paesaggio urbano. D’altro canto, ormai i toni riguardo a questo tema sono molto più pacati, anche perché abbiamo ben altri problemi cui far fronte, ma in passato la polemica era veramente accesa: negli anni Ottanta, addirittura, gli anni del grande sviluppo immobiliare in particolare nella nostra regione, i movimenti giovanili erano scesi in piazza per protestare chiedendo un abbandono definitivo del materiale. Sui loro volantini si leggeva: «peccato che il cemento non bruci!». (“Cemento, una storia di odio e amore”; David Eugster e Ester Unterfinger,swissinfo.ch,05.02.2022).

Una delle ragioni principali per il successo del cemento armato in Svizzera è senz’altro dovuto alla sua idoneità alla realizzazione delle grandi opere infrastrutturali come le dighe, i ponti e le gallerie. Inoltre la Svizzera, pur essendo povera di risorse minerarie, è ricca di calcare, ghiaia e pietrisco, materiali fondamentali per la realizzazione del calcestruzzo.

Ma quali sono le proprietà del cemento armato che ne hanno decretato il successo?
Innanzitutto sono importanti le sue pro
prietà fisiche e strutturali: il cemento armato, costituito da calcestruzzo rinforzato strutturalmente da tondini in acciaio, ha la caratteristica di resistere alla compressione, grazie alle proprietà intrinseche del calcestruzzo, e alla trazione, grazie alla presenza dell’acciaio. Il binomio calcestruzzo-acciaio costituisce dunque un materiale estremamente stabile e in grado di sopportare numerose sollecitazioni. Proprio per questa ragione il calcestruzzo viene utilizzato per le parti strutturali degli edifici, per le grandi infrastrutture ed è noto anche per le sue proprietà antisismiche dovute alla sua capacità di assorbimento delle scosse telluriche.

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    Il Palazzo dei congressi a Brasilia di Oscar Niemeyer (foto deltaZERO).

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    Particolare dell’apparato decorativo in cemento della facciata del nuovo Museo d’Arte dei Grigioni a Coira (Progetto Barozzi/Veiga).

Altre importanti caratteristiche del cemento armato che portarono a incrementarne l’utilizzo furono innanzitutto quella di permettere la creazione delle forme e dei volumi più svariati; inoltre il cemento armato è idoneo alla prefabbricazione e permette di ridurre i costi di costruzione rispetto ai materiali tradizionali. Le Corbusier fu il primo grande e vero estimatore alle nostre latitudini dell’uso del cemento armato nell’architettura, un materiale che era stato brevettato da Joseph Monier già nel 1870, ma che iniziò a essere utilizzato più estesamente soprattutto a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, divenendo simbolo stesso della modernità. Il cemento armato nasceva dalla necessità di dover aumentare la resistenza agli sforzi di trazione del calcestruzzo, che ha già di suo un’ottima resistenza alla compressione.

Così dichiarò Le Corbusier in merito al cemento all’inaugurazione dell’Unité d’Habitation di Marsiglia nel 1952: «Fatto per gli uomini, fatto a misura d’uomo, con la robustezza delle tecniche moderne, che mostrano il nuovo splendore del cemento grezzo, per mettere le strabilianti risorse di quest’epoca al servizio della casa». In questo modo Le Corbusier spiegava come il cemento armato avrebbe cambiato l’architettura moderna.

In effetti così sarebbe accaduto di lì a poco e la predilezione per il cemento armato da parte degli architetti andò via via radicandosi. E si andò radicando proprio quel concetto di beton brut, in italiano “cemento grezzo”, e quindi di cemento a vista, che ha riscosso e riscuote tuttora un grande successo.

In quegli anni anche in Svizzera si ebbe un periodo di rinnovamento nel mondo dell’architettura, soprattutto nella nostra regione, dove l’estetica del beton brut trovò importanti estimatori presso quella generazione di grandi architetti che fu in grado di incarnare un momento fondativo per l’architettura ticinese (Carloni, Galfetti, Snozzi, Vacchini, Ruchat ecc.)

A livello internazionale furono gli anni dei grandi interventi e delle sfide urbanistiche come Brasilia o Chandigar, città create dal nulla, dove la monumentalità e le dimensioni dei volumi e degli aggetti degli edifici che rappresentavano il potere non potevano che essere realizzati in cemento armato.

Da allora il beton brut non ha mai smesso di affascinare nel nostro paese così come a livello internazionale. D’altro canto la versatilità del cemento e le infinite possibilità che offre a livello di design volumetrico permettono di creare volumi plastici e scultorei che si avvicinano quasi più all’arte che all’architettura. Per l’architettura le sfide sono cambiate, non sono più gli anni del dopoguerra dove era necessario ricostruire o costruire ex novo, in breve tempo e a costi contenuti: oggi ci sono nuove sfide, in particolare quelle legate al risparmio energetico e all’inquinamento.

Le problematiche attuali hanno portato negli ultimi anni a sperimentazioni e ricerche sempre più estese in merito ai materiali, anche quelli considerati ormai “tradizionali” come il cemento; per esempio si usa ormai da tempo il cemento riciclato.

Nei prossimi decenni la quantità di calcestruzzo da riciclare a seguito della demolizione di edifici dovuta al normale rinnovamento e alla trasformazione del tessuto urbano sarà enorme: speriamo che il mercato possa approfittare di questa opportunità.

© Riproduzione riservata

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La Maison des Arts de Combat a Aix-en-Provence; la facciata in cemento rimanda alla maschera da Kendo (progetto Christophe Gulizzi, foto deltaZERO).


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