Gutta cavat lapidem.
A cura di: Marco Bernasconi, Ingegnere
Tipica immagine di roccia dolomitica, ripresa nella Surselva (GR): qui l’acqua “dura” di sorgente non sarà certamente corrosiva, ma tenderà ad incrostare pentole e tubature.
Il proverbio latino indica l’azione dell’acqua che, goccia a goccia, scava la pietra. Il tutto avviene in funzione del tempo e della forza di gravità. A differenza del primo articolo di questa serie, pubblicato su Living Ticino 01.2026 e dedicato alla presenza d’acqua nei materiali da costruzione, trattiamo qui il tema dell’acqua che agisce sulle costruzioni e che può fare danni qualora esse non siano convenientemente protette: l’acqua piovana e l’acqua sotterranea – o di falda. Già da un punto di vista chimico le due tipologie si differenziano parecchio: l’acqua piovana è frutto della condensazione del vapore nell’atmosfera, ed è equiparabile ad un’acqua distillata, priva di composti disciolti. Questo fa sì che quando arriva a contatto con superfici minerali (cemento, calce, mattoni, pietra) sottrae sali a questi materiali, corrodendoli.
A ciò si aggiunge l’acidità dell’acqua piovana causata dagli inquinanti presenti nell’atmosfera – anidride solforosa in primis – prodotta dalla combustione di materie fossili, come olio da riscaldamento e carburanti derivati dal petrolio. Il calcestruzzo è tra i materiali meno resistenti a queste azioni, e si lascia dilavare facilmente; per loro natura mattoni e tegole in laterizio (terracotta), come anche lastre di grès o pietra (eccetto quella calcarea), sono più resistenti all’aggressione corrosiva dell’acqua.
Terrazza esposta alle intemperie: l’acqua piovana corrode i materiali minerali: in questo caso le fughe delle piastrelle, le colle sottostanti – specialmente se presentano dei vuoti – e gli elementi in calcestruzzo. Questi influssi, unitamente alle dilatazioni ed agli effetti del gelo, fan sì che i pavimenti non compatti si stacchino dal supporto.
L’acqua piovana (detta anche meteorica) precipita sul terreno, vi penetra e in esso viene filtrata: in tal modo acquista sali minerali e altre sostanze che ne riducono l’aggressività. Poi si va a mescolare con le acque che scorrono nel sottosuolo, soprattutto in presenza di falde acquifere nei versanti montagnosi o collinari, come anche in prossimità di laghi e fiumi. A dipendenza della composizione del terreno e delle rocce, l’acqua di falda può ugualmente essere dannosa per le costruzioni; è il caso nel nostro cantone e nelle zone limitrofe, come anche nelle regioni a nord della linea insubrica, dove le montagne sono composte da rocce metamorfiche – in prevalenza scisti e gneiss (non granito come comunemente si crede): materiali resistenti alla corrosione, cioè poco inclini a cedere sali all’acqua aggressiva. Buona parte degli acquedotti in Ticino sono oggi dotati di sistemi di neutralizzazione alcalina, per rendere l’acqua potabile meno corrosiva nei confronti delle infrastrutture. Diversa è la situazione nelle zone con geologia calcarea, dove l’acqua acquisisce sali dalle rocce (durezza) diventando meno aggressiva: parliamo delle falde del monte Generoso e del San Giorgio, dei Denti della Vecchia, della sponda destra della Valle di Blenio – dove affiora la bianca dolomia – e di poche altre zone, dove si verificano incrostazioni nelle condotte e sulle superfici, ma non certo corrosione.
Ma cosa succede quando l’acqua piovana o quella di falda entrano in contatto con le costruzioni? di principio ogni materiale è più o meno sensibile al contatto con l’acqua. Pensiamo ad una costruzione interrata: se correttamente impermeabilizzata sul suo lato esterno, i materiali sintetici o termoplastici in uso sono insensibili alla corrosione. Se si tratta di materiali minerali (malte, calcestruzzi) la corrosione si innesca subito, e progredisce più o meno velocemente a dipendenza delle loro caratteristiche e di quelle dell’acqua. Un calcestruzzo di alta qualità resisterà più a lungo rispetto ad un composto mediocre, o anche di una malta, ma sarà comunque meno resistente di un manto bituminoso. Inoltre, pur buono che sia, un calcestruzzo impermeabile all’acqua non lo è al vapore, per cui i vani interni resteranno afflitti da umidità, a dipendenza anche dell’efficienza nell’evacuazione (ricambio d’aria).
Vediamo invece cosa succede nelle parti alte della costruzione: dagli elementi di facciata (pareti, balconi, logge) alle coperture come tetti e terrazze. Questi elementi entrano in contatto con l’acqua quando piove, ma a differenza delle parti interrate sono sottoposti a forti variazioni nell’ambiente circostante. Pioggia, vento, sole, calore e gelo, sollecitano fisicamente le superfici in modo importante; a questo si aggiunge l’aggressività dell’acqua piovana citata in apertura.
Ecco che la protezione delle parti esposte di una costruzione diventa prioritaria: le facciate vanno protette con materiali stabili all’acqua e alla luce, oltre che alle temperature. Le superfici orizzontali di tetti e terrazze vanno impermeabilizzate correttamente in modo da proteggere la struttura e ciò che vi sta sotto, dalle infiltrazioni d’acqua.
Un luogo di culto in fase di restauro: l’assorbimento d’acqua nei pilastri è impressionante.
Sotto, una Madrasa (scuola islamica) nella città di Khiva, nel rovente deserto della Korasmia in Asia centrale. Sorprendentemente anche qui la base dei muri è satura d’acqua assorbita dal terreno – nell’immagine la zona scura in basso – fenomeno favorito dalla forte evaporazione.
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